i miei biodinamici: Lo champagne di raymond boular

Questo splendido vino, prima che un méthode champenoise, ottenuto da un mix di uve assolutamente inconsueto per i nostri orizzonti, un 75% di Pinot Meunier e un 25% di Pinot noir, un millésimé 2006 dove è contenuto un 30% di “vieux vins de réserve” delle annate 2004 e 2005, un Brut Nature (non dosé – dosage zéro) assolutamente secco, senza concessioni, e risolutamente non proseccheggiante, come accade, ahimé, qui in Italia, in svariati Satèn della “petite Champagne italienne”, la Franciacorta. Uno Champagne autentico, essenziale, nessun glamour e tanta verità, ottenuto da quella decina di ettari, ripartiti su 8 villaggi, 7 Cru e un Grand Cru, “un mosaico di 21 terroir su “craie” (roccia sedimentaria calcarea), argilla, sabbia, silice e limo, dislocati nella Vallée de la Marne, nella Vallée de la Vesle e sulla Montagne de Reims che i Boulard onorano dalla fine del Settecento da generazioni con quello che definiscono orgogliosamente come un “savoir faire ancestral”. Con un sistema di vinificazione classico, in cuvée inox da 50 a 100 ettolitri, e per la quota dei vecchi vini di riserva in barrique. Non solo se a lui sarebbe piaciuto, ma a noi, dico a me e alla mia gentile consorte, coinvolta, suo malgrado, in questo esilio per enoica-disobbedienza, questa réserve è piaciuta senza riserve, accompagnando gagliardamente il nostro cotechino con lenticchie di mezzanotte, a partire dal perlage, sottilissimo, continuo e anarchicamente zigzagante nel bicchiere, e proseguendo con la meravigliosa robe paglierino acceso oro antico-nocciola, per poi trovare sbocco in un naso che era tutta una meraviglia, di eleganza, di compostezza, di classe innata (che come sanno tutti non è acqua, o altro spumantino, ma Champagne), un bouquet ben secco, compatto, molto vinoso, di luminosa energia e integrità, dove cogliere, in sequenza, note di nocciole tostate, di agrumi, fiori secchi, alloro, accenni di pan tostato, di miele e pan d’épices, amaretti, tutte nitidamente disegnate, a comporre un insieme cremoso, di grande finezza. E poi quale identica sensazione, di un grande Champagne idealmente tutto pizzi e dentelles, sin dal primo sorso, croccante anzi crepitante sulla lingua, salato, giocato tutto su armonia ed equilibrio, largo, ma senza spingere, avvolgente, di grande charme, pieno, strutturato, di assoluto vigore espressivo, pieno di sapore, dalla persistenza lunga e di piena soddisfazione. Uno Champagne “gastronomique” da gustare su tanti piatti della nostra e dell’altrui cucina. Che meraviglia Monsieur Boulard, per uno Champagne così si può anche rischiare l’esilio… (di paolo ziliani - http://vinoalvino.org/blog/2010/01/champagne-brut-nature-reserve-2006-raymond-boulard.html#comments)

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