IL SENTIMENTO UNICO

Scrive Nietzsche: «Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali: chi sente diversamente va da sé al manicomio»
So che la sua rubrica, a rigor di termini, non è un luogo adibito a discutere di politica. Vogliamo fare, una tantum, un’eccezione e ascoltare un operaio come me che, in giro per cantieri, è giornalmente accanto alla gente comune, più di qualsiasi intellettuale. Ebbene: chiunque si azzardi a manifestare solidarietà per i migranti è destinato ad essere schiacciato (elettoralmente). Questo vale anche per Casini e Fini, figuriamoci per Bersani. Mi chiedo dove vivano i miei intellettuali di riferimento!
Da almeno dieci anni vado ripetendo la stessa litania: una volta c’era il fattore K (vi ricordate di Ronchey?), oggi c’è il fattore S (stranieri) che impedisce alla sinistra di vincere. E siccome il flusso
migratorio è un fenomeno epocale che durerà ancora chissà per quanti decenni, non vedrò mai più, in Italia, salire al governo la cosiddetta sinistra. È finita. La stragrande maggioranza delle persone che frequento io, il mondo dell’edilizia, fatta di stranieri e di meridionali, è informata, politicamente, esclusivamente dalle televisioni di quel “signore”.
C’è margine di dialogo? È democrazia? Io mi imbatto in colleghi che mi dicono che in Italia abbiamo avuto 50 anni di comunismo! C’è gente che non sa cosa sia il 25 Aprile. Ci sono margini di dialogo? Un mio amico del sindacato ha espresso, in una frase, tutto il mio pensiero: sino a quando gli italiani ci percepiscono (noi di sinistra) come quelli che vogliono difendere gli stupratori rumeni, non abbiamo scampo. A Rosarno si è gridato viva Bossi, si è data la colpa ai comunisti. Io ho paura, signor Galimberti.
Ho paura di Feltri, di Castelli, di Calderoli… Ho paura per la mia incolumità. Se io, per disgrazia, andassi a Rosarno, e provassi a dire a qualcuno che quei lavoratori disperati che sono stati cacciati a furor di popolo sono esseri umani identici a me, sicuramente rischierei qualche coltellata in pancia.
Perché siamo arrivati a questo?
Perché nella stragrande maggioranza degli italiani, nel loro profondo (anche in molti di quelli che votano a sinistra) si è installata la convinzione, ormai inestirpabile, che i “cumunisti” (non è un
refuso) difendono gli stupratori rumeni? Venti anni di informazione in mano ad una persona, come nei peggiori regimi esistenti al mondo, hanno fiaccato, devastato, la coscienza del popolo italiano. Io sono tra quelli che affermano che in Italia è avvenuto un genocidio culturale.
Ma abbiamo paura a dirlo, perché i fascisti e i razzisti (nonché i mafiosi) ci accuserebbero di armare la mano dei vari Tartaglia! Siamo in trappola!
Salvatore Siddi Santo Stino di Livenza (Venezia) siddhi@libero.it

Finché nei cantieri ci sono persone come lei che, nella sua lunga lettera che ho dovuto tagliare, parlano con favore degli articoli di Michele Serra, di Arbasino, di Giorgio Ruffolo, di Travaglio e della Scuola di Francoforte, mi verrebbe da dire che c’è ancora speranza.
Ma non lo dico, perché lei in quel contesto mi informa che si trova solo e per giunta con la paura di comunicare le sue convinzioni e le sue idee.
Se dopo il crollo del muro di Berlino si è diffuso nel mondo il pensiero unico, in Italia, oltre al pensiero, si è diffuso anche il “sentimento unico” che guarda al massimo con compatimento, quando non con disinteresse e a colpi di rimozione, i più disagiati della terra, che non sono solo i migranti, ma quanti ogni giorno perdono il lavoro e, nella scala sociale, scendono ai livelli minimi di povertà.
Il sentimento unico esonera dal pensiero e fa da linea guida acritica alle proprie convinzioni, che diventano ogni giorno sempre più radicate, perché, a differenza del pensiero, il sentimento non è mai attraversato dal dubbio, per coltivare il quale bisognerebbe avere fonti di informazioni che non si riducano ai programmi televisivi, dove parlare di disagio, di sofferenza, di ingiustizia, non solo non fa ascolti, ma addirittura infastidisce.
E qui non è solo un problema di declino della sinistra o di quel che resta di sinistra. Perché occultare la realtà, indebolire le fonti di acculturazione, dalla scuola all’università, all’editoria, oggi
più attenta agli autori di successo che alle idee, indebolisce il senso critico e fa sentire chi la pensa diversamente fuori tempo, senza referenti, senza rappresentanti, senza speranza, finché, per evitare l’isolamento e la solitudine, si adegua, e si adagia in quello stato di passività emotiva che toglie slancio e voglia di impegno. Tutto ciò può essere vantaggioso sul presente a chi governa, ma che futuro può attendere un popolo ridotto a massa inerteche assorbe tutto e non reagisce più?
(brano tratto dalla rubrica di Umberto Garimberti su D Donna, setimanale di Repubblica.)

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